Sindrome di Nimby. Due progetti sollevano le proteste dei cittadini di Varese

La sindrome di NIMBY (Not In My Back Yard), ovvero “non nel mio giardino”, ha fatto la sua comparsa anche nel Varesotto. Dopo aver monopolizzato, de facto, la campagna elettorale e i primi passi del nuovo governo Berlusconi con le proteste campane per l’apertura delle discariche, in questo ultimo mese ha contagiato, in maniera più lieve e civile, anche la popolazione e i sindaci della provincia di Varese. Due sono le zone dove i focolai della sindrome si sono principalmente diffusi: Laveno Mombello e Malpensa. La prima, cittadina simbolo della “sponda fiorita” del Lago Maggiore, è stata interessata da una dura protesta della cittadinanza nei confronti dell’attuale amministrazione che intenderebbe ospitare sul proprio territorio una centrale a bio masse per la produzione di energia elettrica e teleriscaldamento. La seconda, Malpensa, ha visto scatenarsi proprio in questi giorni la dura protesta dei sindaci della zona contro la proposta di aprire un centro di permanenza temporaneo (CTP) per raccogliere i numerosi extracomunitari che ogni giorno entrano in Italia attraverso l’hub lombardo; le lagnanze non sono cadute nel vuoto e il Ministro degli Interni Roberto Maroni si è affrettato a smentire per buona pace di tutti gli amministratori in sommossa. Ma da dove nasce questa riluttanza nella gente a comprendere che alcuni sacrifici sono indispensabili per il bene comune? La carenza di una preventiva informazione ai cittadini è spesso la causa principale dell’ opposizione che incontrano progetti di questo tipo a cui si aggiunge il fatto che nella quasi totalità dei casi al cittadino viene chiesto di subire questi sacrifici senza avere la prospettiva di vantaggi diretti, anche di tipo economico; se ai cittadini che si vedono costruire una centrale elettrica sul proprio territorio si spiegasse che, come contropartita, la corrente costerebbe loro la metà, sarebbero pochi quelli che si opporrebbero al progetto. Oltre a queste due cause principali ne esiste una terza meno evidente ma che si avverte in molte delle contestazioni di questo tipo: mi riferisco al poco rispetto che le amministrazioni e le istituzioni a tutti i livelli spesso dimostrano nei confronti del cittadino e la conseguente perdita di fiducia della popolazione nei confronti della classe politica. Sono infatti convinto che se i rapporti con gli elettori fossero impostati in modo più trasparente, anche in accordo con la legislazione europea che invita gli amministratori a consultare i cittadini e ragguagliarli preventivamente nel caso di interventi a grande impatto ambientale, molte contestazioni verrebbero superate o quantomeno mitigate.

Roberto Sonzogni

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