Il tormentato riposizionamento di ASPEM Spa, la multiutility del Comune di Varese, dovrebbe concludersi nel corso del consiglio comunale di oggi con il via libera definitivo alla fusione con A2A Spa, azienda quotata in Borsa e anch’essa nata dalla fusione di tre grandi municipalizzate di Milano e Brescia: AEM, AMSA e ASM.
L’approdo in consiglio comunale è l’ultimo atto di un percorso che ha creato grossissime tensioni all’interno della giunta varesina guidata dal leghista Attilio Fontana che, a seguito anche dell’intervento diretto di Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, ha appena nominato tre nuovi assessori a sostituzione degli altrettanti dimissionari di questi ultime settimane: Fabio D’Aula (FI) che assume la delega della Polizia Locale, Giorgio De Wolf (FI) per il ruolo di vicesindaco e assessore alle Partecipate ed Enrico Angelini (Dc per le autonomie) con delega alla Promozione turistica ed università.
Il sindaco, come indicato nella relazione presentata in giunta, ha spiegato “che sono stati precisati 15 punti per cui la proposta del Gruppo A2A è preferibile alle altre due offerte”, quelle di Lgh e Ascopiave . “Abbiamo scelto – precisa il sindaco – la proposta aggregativa che meglio soddisfa gli interessi generali dei diversi stakeholders (cittadini clienti, azionisti pubblici e dipendenti)”.
Scettico sulla fusione il Prof. Roberto Fazioli, docente di Economia delle Imprese e dei Servizi Pubblici all’Università di Ferrara e presidente, tra le tante, di Genia Spa, la ex municipalizzata del Comune di San Giuliano Milanese che recentemente è stata segnalata come “buona notizia” a Report, il severissimo programma di Rai Tre condotto da Milena Gabanelli.
Cosa ne pensa della corsa al collocamento in borsa delle ex municipalizzate?
La corsa al collocamento borsistico è stato spesso giustificato da logiche volte a favorire la concorrenza e il miglioramento del servizio ai cittadini. Aziende più grandi avrebbero consentito di ottenere economie di scala e quindi diventare più economiche per i cittadini, oltre che più competitive in un mercato liberalizzato.
Nella realtà, le società quotate in borsa devono garantire dividendi agli azionisti più che risparmi tariffari ai cittadini. Al tempo stesso, le aggregazioni fra società quotate in borsa hanno l’obiettivo non tanto di favorire la concorrenza, inizialmente auspicata, fra molteplici soggetti, quanto di mantenere posizioni dominanti di grandi soggetti su aree molto estese del territorio nazionale.
A questo si aggiunge la situazione degli enti locali, soci delle stesse ex municipalizzate, che da un lato perdono ogni controllo sulle società che prima controllavano, dall’altro si ritrovano in pieno conflitto di interessi: come “regolatori” hanno interesse a mantenere tariffe basse, quindi far calare i ricavi, ma come azionisti hanno tutto l’interesse a riscuotere dividendi.
Come vede la fusione annunciata tra aspem e A2A?
Come una conferma del fatto che per garantire il mantenimento di monopoli locali su ampia scala una strada può essere la parcellizzazione del potere del singolo ente locale socio e l’estendimento del territorio di riferimento.
Quali vantaggi potranno avere i cittadini-utenti di Varese da una eventuale fusione A2A?
L’esperienza finora verificata sul territorio nazionale ha dimostrato che tali aggregazioni non hanno un impatto positivo sui costi dei servizi per i cittadini. È vero che queste grandi aziende sono capaci di creare un forte volano di liquidità, ma non si può dire se la ricchezza creata sia redistribuita sul territorio piuttosto che a favore degli azionisti investitori.
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