Intervista a Michele Graglia presidente dell’Unione Industriali di Varese: “chiediamo alla politica di poter competere ad armi pari con le altre realtà del Paese”
L’esistenza di un vero e proprio distretto dell’industria aerospaziale che dal territorio varesino si estende in tutta la Lombardia sta nei numeri: la provincia di Varese è la culla di una filiera di 100 imprese, che, con oltre 8mila addetti, produce da sola il 30% dell’export nazionale del settore. Una realtà sulla quale l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese ha voluto puntare i riflettori, organizzando un convegno dal titolo “Distretto aerospaziale lombardo: un’opportunità da cogliere”. Poche parole che riassumono il messaggio lanciato da Michele Graglia, presidente dell’UNIVA, al quale abbiamo chiesto di illustrarci le potenzialità dell’iniziativa.
Cosa serve all’industria aerospaziale del Varesotto per diventare protagonista europea del settore?
In realtà l’industria aeronautica della nostra provincia protagonista a livello europeo lo è già. Anzi possiamo tranquillamente dire che l’eccellenza varesina è percepita da tempo a livello mondiale. Quello che però serve al comparto è un riconoscimento di sistema da parte delle istituzioni. Se venisse ufficializzata l’esistenza, che è già nei fatti, di un metadistretto, questo potrebbe dare anche alle piccole e medie imprese della filiera produttiva la stessa visibilità tipica oggi delle grandi e ben più famose aziende presenti in provincia come Alenia Aermacchi ed Agusta Westland. Una filiera che, in uno studio presentato pochi giorni fa dal nostro Ufficio Studi, è emersa in tutta la sua forza.
In quali aeree della provincia è maggiormente concentrato il tessuto produttivo di questo comparto?
In quelle dove sorsero all’inizio del secolo i primi stabilimenti: parliamo del gallaratese, dell’area intorno a Malpensa, del basso Verbano, della zona tra Tradate e Varese.
Esiste un nesso tra Malpensa e lo sviluppo del polo aerospaziale?
Il nesso è prima di tutto storico-simbolico. Proprio a Malpensa, intorno al 1910, i fratelli Caproni testarono i primi modelli di aeroplani varesini. In pratica nasceva allora, appena sette anni dopo il primo volo del fratelli Wright, l’industria aeronautica varesina che si legherà subito a nomi di imprese quali l’Anonima Nieuport-Macchi, oggi Aermacchi, la Caproni e poi la Siai Marchetti, l’Agusta. Ma, non solo. Le due vicende, quella di Malpensa-Alitalia e quella del un riconoscimento di un metadistretto aerospaziale, sono legate dai termini con cui avanziamo le nostre richieste alla politica. Per entrambe non si chiede un sostegno a realtà in crisi, ma anzi in piena forma e in grado di creare benessere sul territorio. Non vogliamo assistenzialismo, ma la possibilità di competere ad armi pari con altre realtà del Paese: Malpensa con gli altri aeroporti, l’industria aeronautica varesina con quella delle province che, supportate dalle regioni di appartenenza, in particolare Piemonte, Campania, Puglia, Veneto e Lazio, si stanno muovendo in maniera compatta allo scopo di dar vita a un distretto nazionale.
Qual è lo stato di salute dell’industria nella provincia di Varese?
Come altre realtà produttive italiane ed europee stiamo vivendo un momento di forti pressioni causate dal rafforzamento dell’euro e dal costante rincaro del petrolio. A differenza di altre aree industrializzate, però, c’è il fatto che le nostre imprese sono poco specializzate nei prodotti di largo consumo, più soggetti a repentine fluttuazioni dei mercati. L’industria varesina produce soprattutto beni intermedi o strumentali che permettono di spostare nel tempo eventuali effetti freno. Penso alle macchine utensili, nelle quali la nostra provincia eccelle anche solo per quantitativi d’export: in questo caso riposizionarsi su altri mercati, come quelli dei paesi in via di sviluppo, è possibile. Anche perché se l’Italia e l’Europa frenano, altre economie, invece, accelerano. E per continuare a farlo hanno anche bisogno dei nostri prodotti. Prodotti che servono ad altri per produrre.
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