Varese candidata a ospitare le prima centrale nucleare in Italia
10 03 2008Dopo il rilancio del nucleare fatto da Casini e ripreso con forza da Berlusconi, il tema dell’ energia atomica è prepotentemente tornato nella campagna elettorale e, nei giorni scorsi, la Prealpina, quotidiano della provincia di Varese, ha lanciato una coraggiosa provocazione che però ha suscitato solo un “rumoroso silenzio” negli ambienti politici varesini.
L’articolo in prima pagina,firmato da Federico Bianchessi, proponeva “una coraggiosa autocandidatura a ospitare la prima nuova centrale nucleare italiana del dopo black out”, in cambio della moratoria di tre anni per l’hub di Malpensa: il tono provocatorio dell’articolo si è fatto serio quando a sostegno della tesi è stata tirata in causa Ispra e la precedente esperienza nucleare fatta con l’ex Euratom, ora CCR.
Vista l’assenza di dibattito politico sulla questione abbiamo ritenuto interessante capire se effettivamente il connubio tra energia nucleare e il territorio della provincia di Varese potrebbe realisticamente rilanciare l’economia varesina. Abbiamo cercato di capirlo con l’aiuto del Dr. Giovanni de Santi, direttore dell’Istituto dell’Energia Centro Comune di Ricerca (CCR) di Ispra.
Dottor de Santi, l’atomo è l’unica alternativa realistica al petrolio?
Il nucleare non è l’unica alternativa al petrolio o ad altri combustibili fossili, ma è una delle opzioni considerate nei piani dell’Unione Europea per creare un mercato per le tecnologie energetiche più efficienti e a minore impatto in termini di emissioni. Attualmente, l’energia nucleare è utilizzata soprattutto per generare energia elettrica. Si tratta sicuramente di un’alternativa realistica ai combustibili fossili, complementare ad altre tecnologie non fossili (idraulica, biomassa, solare, eolica etc.) impiegate per produrre elettricità. Oggi il nucleare si attesta al 31% della produzione elettrica nell’Unione Europea. Non esiste però una singola fonte di energia primaria che soddisfi pienamente tutti questi criteri in ogni settore. Per questa ragione, la politica energetica della Commissione Europea sostiene un mix energetico piuttosto che una particolare categoria di tecnologie.
Chernobyl è un incubo sepolto nel passato o uno spettro che aleggia sulle centrali nucleari?
Le cause dell’incidente all’impianto nucleare di Chernobyl, comprese una serie di carenze sia nella progettazione che nelle procedure operative, sono state ben documentate dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e da altri organismi internazionali. Il progetto di questo reattore non sarebbe stato approvato nell’Unione Europea e non può essere comparato ai moderni impianti nucleari.
C’è speranza in futuro di riuscire a produrre energia a basso costo e senza produrre danni all’eco-sistema?
Attualmente, l’energia elettrica da fonte nucleare ha un costo di produzione più basso di quella prodotta con combustibili fossili. Ci si aspetta che in futuro questo divario cresca a causa dei continui rialzi del costo del petrolio e del gas e della loro crescente scarsità. La produzione di energia nucleare contribuisce realmente a proteggere l’ambiente, per esempio in relazione alla sua minima ed indiretta produzione di CO2 o alla sua alta densità energetica (portando ad un’occupazione del territorio molto limitata se messa a confronto con quella necessaria per le rinnovabili). In ogni caso, l’energia nucleare produce scorie radioattive che devono essere isolate, trattate e stoccate in modo adeguato. Infine, l’elettricità prodotta tramite la fissione nucleare può essere utilizzata per produrre calore industriale e idrogeno, una possibile futura fonte per la produzione di energia nell’area trasporto e per altre applicazioni.
Il territorio della provincia di Varese è “candidabile” ad ospitare una centrale nucleare?
Vantaggi e sfide relativi ad una certa tecnologia devono essere attentamente soppesati e ne devono essere accettati i rischi sociali. Vorremo ricordare, in ultimo, che nell’UE, ogni Stato membro è unico responsabile delle proprie scelte e priorità energetiche.