Varesotto: il futuro delle comunità montane

In vista della ridefinizione dei criteri di montanità gli enti sovracomunali chiedono certezze

Risposte sul destino e sul ruolo degli Enti montani. Queste le richieste che le quattro Comunità Montane della Provincia di Varese rivolgono alla Lombardia. La Regione dovrebbe infatti adottare dei provvedimenti per ridefinire i criteri di montanità nelle zone di propria competenza entro il 30 giugno 2008, così come prevede la Legge Finanziaria. A causa della carenza normativa, gli Enti montani si trovano ora in una situazione di stallo che compromette la qualità del lavoro attuale e futuro. Mesi di incertezza in cui si stanno sprecando tempo e risorse preziose nell’attesa che vengano prese delle decisioni. La precarietà della situazione politica nazionale potrebbe inoltre complicare ulteriormente la situazione. Difatti se il rinnovo delle Camere dovesse avere ricadute sul Consiglio Regionale, qualora il Governatore Roberto Formigoni decidesse di lasciare il Pirellone per una candidatura alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile, il vuoto amministrativo che si creerebbe allungherebbe i tempi per la discussione di un disegno di legge lasciando scadere i termini imposti per una riorganizzazione armonica della montanità in Lombardia. Un problema contingente e slegato dalla realtà locale rischierebbe così di compromettere la tutela della montagna nel varesotto.

Considerata la difficile situazione politica, la proposta delle quattro Comunità Montane della Provincia di Varese è di approvare in tempi brevi una legge transitoria che consenta di non perdere preziose istituzioni sul territorio a causa delle scadenze imminenti. Il riordino degli Enti montani verrebbe rimandato sostanzialmente di un anno, dopo l’appuntamento elettorale nazionale e l’eventuale votazione per il Consiglio Regionale Lombardo, in modo da avere i tempi necessari ad una discussione approfondita e ponderata su un tema tanto delicato. La preoccupazione dei Presidenti è quella di non sapere se e come proseguiranno i servizi ai cittadini e i progetti avviati a salvaguardia e sviluppo del territorio montano. Il supposto risparmio economico, che la soppressione delle Comunità Montane dovrebbe comportare, resta inoltre ancora tutto da dimostrare. All’incertezza si deve poi aggiungere l’amarezza per essere stati additati quali capro espiatorio degli sprechi amministrativi in tutta la penisola.

Gli enti sovracomunali del varesotto non ci stanno a subire questa lapidazione mediatica e rivendicano che in oltre trent’anni di attività, hanno svolto un’opera di innegabile qualità a presidio del territorio e a concreto beneficio dello sviluppo locale, della salvaguardia dell’ambiente e delle risorse territoriali in genere. Hanno contribuito all’innalzamento della qualità della vita delle popolazioni delle aree prealpine dove la conformazione del territorio rende più difficoltosa un’idonea presenza dei servizi pubblici fondamentali nonché un adeguato livello delle prestazioni essenziali delle istituzioni. Gli attacchi, superficiali e ingiustificati, rivolti alle Comunità Montane non fanno un’analisi dell’operato degli Amministratori per valutarne investimenti oculati o sperpero di risorse. Gli enti a sostegno della montagna vengono considerati uno spreco in quanto tali, nonostante l’ineccepibile lavoro svolto nel corso di decenni. Sull’onda emotiva provocata dal capitolo dedicato alle Comunità Montane nel best seller “La Casta” di Stella e Rizzo, si rischia di fare tutta l’erba un fascio e di colpire anche quegli enti che si sono correttamente impegnati a difesa della montagna e dei suoi abitanti.

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